Il settore della previdenza complementare si appresta a vivere una trasformazione significativa. Dal 2007, la disciplina di riferimento è stata il D.lgs. 252/2005, che regola le modalità con cui gli iscritti possono accedere alle prestazioni finali accumulate nel proprio fondo pensione.

Il quadro normativo fino al 2025

Fino al termine del 2025, per quanto riguarda la previdenza complementare, le opzioni a disposizione dei risparmiatori al momento del pensionamento sono state limitate a tre alternative principali:

  • La conversione dell’intero montante in rendita vitalizia.
  • Una soluzione mista, composta per il 50% da rendita vitalizia e per il 50% da capitale.
  • Il ritiro del 100% del capitale, opzione tuttavia accessibile solo al ricorrere di specifiche condizioni previste dalla norma.

Le novità della Legge di Bilancio 2026 in tema di previdenza complementare

La Legge di Bilancio 2026 introduce un impianto più articolato per rispondere meglio alle diverse esigenze dei pensionati, senza però snaturare la funzione previdenziale dello strumento. Il legislatore ha previsto tre nuove modalità di erogazione della prestazione finale:

  1. La rendita a durata definita.
  2. I prelievi liberamente determinabili.
  3. L’erogazione frazionata del montante.

Questi nuovi strumenti permettono una gestione più personalizzata del risparmio accumulato, garantendo che le somme non debbano necessariamente essere vincolate a schemi rigidi preesistenti.

Conclusione

In definitiva, l’aggiornamento normativo punta a rendere il sistema pensionistico integrativo più moderno e adattabile. Lo spirito della riforma è questo: maggiore flessibilità, motivo per cui il legislatore ha istituito nella legge finanziaria 2026 l’erogazione frazionata del montante per la previdenza integrativa.

Gian Franco Franzosini