La attenzione per i fattori ESG è palese. Può sembrare eccessivo tornare per la quarta volta sull’argomento nella newsletter in circa due anni; è invece utile per enfatizzare in modo utile quale rilievo stia assumendo il tema e quanto sia necessario chiarire con completezza contenuti, regole e prospettive in materia.

Le imprese di ogni settore orientano in tal senso le scelte di governance, produzione, organizzazione e marketing.

Gli intermediari bancari, oltre che essere essi stessi imprese, destinano quote dei loro investimenti in prestiti e strumenti finanziari verso soggetti che possano dimostrare di essere compliant ai principi ESG.

Gli intermediari finanziari convertono le loro proposte alla clientela (in particolare gli OICR) e ne attivano di nuove disegnandole in ottica ESG.

Anche la spesa pubblica di molti Stati individua capitoli di spesa “green” a fronte delle quali la finanza pubblica propone strumenti di finanziamento omologhi, quali in Italia i BTP Green. Infine, il consumatore/risparmiatore valuta questo fattore spesso quale discriminante delle sue scelte.

A fronte di questo scenario, le autorità politiche e finanziarie comunitarie e nazionali (nel senso più lato) hanno progressivamente estese, non solo l’attenzione ma anche l’attuazione di misure per regolamentare un fenomeno che – a partire dal 2019 – ha assunto rilevanza sistemica ed è progressivamente stato inserito nel contesto dei “rischi” da considerare nelle scelte di gestione.

Pertanto, il fattore ESG è tema di normative di legge e di vigilanza, non è solo un elemento di contorno utile all’immagine o alla reputazione, ma una condizione necessaria per la corretta gestione. Non essere in linea con i criteri ESG è fattore negativo per il futuro going concern e, gestirlo in modo non corretto costituisce reato rispetto alle regole già in vigore.

Il concetto di rischio può essere letto in due ottiche:

a) l’attenzione verso i fattori ESG che consente di mitigare alcuni degli altri rischi
b) i rischi endogeni del coacervo ESG in assenza di una misurazione e una certificazione (effetto just washing)

Tra le tre componenti dell’ESG, l’attenzione più diffusa è certamente quella verso il segmento E, in particolare verso il cambiamento climatico. Anche i temi delle acque, della salute e del benessere dispongono di regole e assumono metriche tecniche.

Il fattore S suscita certamente attenzione, ma non ha visto accentuare la sua rilevanza nei tempi recenti. Un suo tema importante, il longevity risk, tende ad essere inquadrato nell’ambito E, mentre gli altri profili fungono da riferimento trasversale piuttosto che da specifico argomento di classificazione. Numerosi goals SDG dell’ONU fanno capo a questo fattore (povertà, fame, dignità, lavoro), ma loro estensione ne rende complessa la misurazione. Ne consegue la minore presenza di strumenti finanziari specializzati.

Per quanto concerne il fattore G, l’aspetto della misurazione è indubbiamente avanzato attraverso direttive, regolamenti e codici. Anche il tema etico è ampiamente diffuso nelle scelte degli investitori istituzionali, soprattutto quelli le cui fonti di raccolta si riconducono al risparmio delle famiglie. Resta più contenuto il grado di attenzione generale sul tema anche perché meno comprensibile nella sua tecnicità.

E’ utile anche esaminare il complesso degli interventi normativi intorno al concetto di sostenibilità, evento intenso e con tempi di applicazione rapidi rispetto alla consuetudine. Paradossalmente, ciò può essere giudicato insostenibile (per tecnicismi, costi e ricerca del consenso) e incide sul consenso. Gli episodi relativi al settore automobilistico (termine della produzione di auto non elettriche) e a quello immobiliare (upgrading obbligatorio delle classi) costituiscono un riferimento del quale tenere conto per future scelte normative meno affrettate.

Altrettanto complesso è l’aspetto dei costi e della relativa copertura finanziaria; anche questo è materia di sostenibilità in termini di vincolo.

Ulteriore elemento condizionante è l’aspetto industriale e fisico del trattamento dei beni e delle risorse non più compatibili con le nuove regole; area di business rilevante per il futuro, ma costo del quale calcolare attentamente la acclarata sostenibilità.

Possiamo concludere che anche l’educazione finanziaria di tutti gli attori del sistema è ormai fattore intrinseco al concetto di sostenibilità e ne diviene condizione essenziale.

Giuseppe G Santorsola
Professore Ordinario di Asset Management,
Corporate Finance e Corporate & Investment Banking
Università Parthenope di Napoli

 

Implicazioni e conseguenze riguardanti la nuova normativa europea sugli ESG

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