Nel mondo digitale emerge ormai una pretesa: è necessario operare con gli strumenti senza averli appresi in precedenza: utilizzo e apprendimento si identificano.
Il salto concettuale tra cultura analogica e digitalizzazione
Per un “tardivo digitale”, come me, il concetto appare difficile da accettare. La mia generazione ha fatto riferimento a una cultura, rispetto alla tecnologia, che prevedeva sempre l’antecedenza della conoscenza sull’applicazione: lo strumento di lavoro, la macchina, lo stesso attrezzo domestico presupponevano, nella nostra mente, lo studio del manuale, se non addirittura una certificazione ufficiale che ne legittimava l’uso. Poteva anche sorgere nell’operatore un certo timore di “combinare dei disastri” se non ci fosse stata la convinzione, basata sulla conoscenza, di poter utilizzare il mezzo.
La digitalizzazione ha imposto un salto concettuale importante: occorre imparare dall’esperienza, senza supporti, basandoci sul nostro intuito perché lo strumento digitale pretende una “comprensione implicita”.
È chiaro che il paradigma sotteso è che l’oggetto sia talmente semplice, facile, intuibile da non richiedere spiegazioni diverse dal suo stesso manifestarsi. Qualche volta ciò funziona con tutti, ma non è sempre così.
Credo però che non sia pensabile ritornare a una logica che preveda l’apprendimento prima dell’utilizzo di gran parte degli strumenti digitali. Che fare allora?
L’evoluzione della User Experience e la necessità dell’intuizione
Non c’è dubbio che la tecnologia affinerà i metodi di semplificazione basati sulla “user experience”. Tuttavia questo non basterà. Occorrerà che le persone sviluppino una capacità per molti nuova: quella di apprendere attraverso l’intuizione e l’esperienza, senza ulteriori supporti.
Si sta di conseguenza affermando una vera e propria competenza che si chiama learning to learn e che è destinata a diventare un mantra per il futuro. Consiste nella capacità di osservare, riflettere su ciò che accade e ricavare regole (da verificare, modificare e sperimentare continuamente) per affinare progressivamente i nostri comportamenti.
Il valore aggiunto del lavoratore nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Penso che questa abilità, che comunque può essere sperimentata e allenata, non sarà solamente indispensabile nel mondo digitale, ma servirà per qualunque attività lavorativa.
Con l’affermarsi dell’utilizzo di intelligenza artificiale infatti, la capacità di adattare i comportamenti a situazioni nuove o comunque non già previste e codificate all’interno di un processo, in molti casi, potrebbe rappresentare il valore aggiunto offerto dal lavoratore.
Il learning to learn diviene oggi una caratteristica che verrà richiesta sempre più ai lavoratori in futuro e occorrerà fare in modo che le persone si preparino e acquisiscano una disposizione mentale, un mindset, orientato ad apprendere continuamente e a ricavare autonomamente regole dalle proprie esperienze per guidare la loro stessa operatività.
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