La Commissione europea ha pubblicato la prima relazione sullo stato di attuazione del Decennio digitale: con questo documento le istituzioni UE intendono fare il punto sui progressi compiuti sino ad oggi nel piano di trasformazione digitale europeo, tanto a livello di singoli stati – abbiamo analizzato i risultati raggiunti dall’Italia qui –  quanto a livello comunitario. Andiamo a vedere, allora, i principali punti emersi dal Rapporto sul Decennio Digitale.

Decennio digitale europeo: a che punto siamo con le competenze 

Competenze digitali

La sfida riguardante le persone e il loro empowerment è forse la più importante e la più cruciale per la realizzazione della trasformazione digitale.

Secondo l’analisi europea, attualmente il gap di competenze tra nuove e vecchie generazioni è ancora molto elevato, mentre significativi traguardi sono stati compiuti nell’abbattimento delle differenze di genere. Le differenze di età – ma anche i divari esistenti tra centro e periferie – fanno sì che ad oggi il 46% dei cittadini europei non possieda neanche competenze digitali di base.

Gli squilibri più significativi riguardano, tuttavia, gli Stati membri. Basti guardare, per esempio, al caso dell’Italia, la quale occupa le ultime posizioni della classifica europea nella diffusione di competenze digitali.

Con gli attuali sforzi messi in campo, la UE non riuscirà a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo dell’80% della popolazione tra i 16 e i 74 anni in possesso di competenze digitali di base, fermandosi al 69% di copertura. Per questa ragione, la Commissione europea ha già intensificato i suoi sforzi e dalla primavera scorsa ha adottato due proposte di raccomandazione mettendo in campo nuovi fondi in diverse iniziative ricomprese nell’Anno europeo delle competenze.

ICT Specialist

Anche assicurare un elevato numero di specialisti con competenze ICT è essenziale nel perseguimento del processo di digitalizzazione.

Nonostante il settore delle Tecnologie della comunicazione e dell’informazione sia in continua crescita – in aumento non solo gli impiegati del settore, ma anche il numero di compagnie che vi operano – tantissime aziende fanno tuttavia fatica a reperire sul mercato il personale qualificato. Se ulteriori sforzi non saranno messi in campo, si stima che entro il 2030 la UE riuscirà ad avere sul suo territorio solo 12 milioni di specialisti ICT, numero ben lontano da quei 20 milioni posti come obiettivo.

Significativi sforzi, infine, dovranno essere compiuti anche per l’abbattimento dei divari di genere che caratterizzano il settore: nel 2021 il numero di impiegati ICT a livello europeo era, per l’81%, di genere maschile.

Decennio digitale europeo: stato di attuazione delle infrastrutture digitali

Connettività

Le infrastrutture digitali sono la spina dorsale della transizione Ue. Il raggiungimento degli obiettivi preposti dalla Commissione è però ancora lontano: le reti in fibra ottica, ad esempio, raggiungono attualmente solo il 56% dei nuclei domestici. Anche sul fronte della copertura 5G, nonostante l’ottimo tasso di popolazione coperta (81%) persistono forti squilibri tra aree urbane e rurali. Il 65.3% delle aree rurali popolate, in particolare, non è  ancora servito da rete 5G e il 9%, addirittura, da nessuna rete di connettività.

Semiconduttori

L’alta concentrazione del mercato dei semiconduttori in Asia costituisce una sfida geopolitica non banale per l’Unione europea. Per il raggiungimento degli obiettivi posti, pertanto, sarà fondamentale l’aiuto e il contributo di tutti gli attori, anche privati, europei.

Nodi periferici

Lo sviluppo dei nodi periferici (edge nodes) cambierà il paradigma per l’archiviazione e l’elaborazione dei dati, permettendo uno spostamento verso un modello più decentralizzato e vicino all’utente, riducendo il volume dei dati da trasmettere nel network e migliorando le prestazioni del cloud computing.

Entro il 2025, l’edge computing sarà infatti il complemento essenziale del cloud computing per ogni impresa.

In questo contesto, lo sviluppo dei nodi periferici nella UE è ancora agli inizi e molto lontano dall’obiettivo dei 10mila edge nodes sicuri e a impatto zero entro il 2030.

Computer quantistico

Lo sviluppo delle tecnologie quantistiche è ostacolato dalle stesse barriere geopolitiche ed economiche che rallentano il mercato dei semiconduttori. Nonostante l’Unione europea stia investendo molti fondi pubblici in questo settore – risultando seconda solo alla Cina – ciò che manca attualmente è una maggior partecipazione del settore privato, il cui ingresso potrebbe favorire una forte accelerazione.

Digitalizzazione delle imprese, i progressi raggiunti e i futuri obiettivi

In un contesto economico altamente volatile, l’assicurare la transizione digitale delle imprese è fondamentale per permettere ai modelli di business di aumentare la loro efficienza e resilienza grazie alle nuove opportunità generate dall’avanzamento digitale.

Attualmente, tuttavia, i progressi compiuti verso la digitalizzazione delle piccole e medie imprese (obiettivo: il 75% di esse deve, entro il 2030, utilizzare cloud, IA, Big data) sono del tutto insufficienti. Il tasso di digitalizzazione delle PMI europee, confrontato con gli Stati Uniti, cresce infatti molto lentamente.

Per quanto riguarda le imprese innovatrici – campo in cui la UE si pone l’obiettivo di raddoppiare gli “unicorni”, ovvero le nuove aziende non quotate in borsa il cui il valore è superiore a un miliardo – si segnala sicuramente una crescita importante e un trend positivo che, se sostenuto, porterà al raggiungimento del target posto.

Decennio digitale europeo: stato di attuazione della digitalizzazione dei servizi pubblici 

Digitalizzare i servizi pubblici significa, per l’Unione europea, mettere al centro della trasformazione digitale i bisogni dei suoi cittadini. Non a caso, l’obiettivo posto è che il tasso di raggiungimento posto per ognuno dei tre asset che caratterizzano questo punto (servizi pubblici fondamentali, fascicoli sanitari elettronici e identità digitale) è il 100% di copertura.

In questo particolare ambito, alcuni Stati sono già prossimi al raggiungimento della completa digitalizzazione dei servizi pubblici, complice non solo le riforme dei pubblici settori ma anche l’impatto dei Piani nazionali di Ripresa e Resilienza stanziati dopo la pandemia. Ulteriori sforzi, tuttavia, potrebbero essere compiuti nel finanziamento pubblico di soluzioni digitali innovative , basate ad esempio sull’Intelligenza artificiale o sui big data.