Oggi vogliamo parlarvi del principio della rana bollita di Noam Chomsky, riflettendo sul suo significato e su come questa metafora può essere applicata al mondo della formazione aziendale.

Vediamo innanzitutto di cosa si tratta.

In un pentolone pieno d’acqua fredda nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

 

Con questa metafora, Noam Chomsky rappresenta in modo critico la tendenza degli individui ad accettare passivamente lo status quo, qualunque esso sia, anche se nocivo. Si tratta di una critica forte nei confronti della società, che sceglie l’inazione anche di fronte le ingiustizie e le diseguaglianze.

A nostro giudizio, il principio della rana bollita descrive perfettamente in alcune dinamiche che ad oggi ancora caratterizzano  il mondo delle politiche formative aziendali.

Il principio descritto da Chomsky applicato al mondo del lavoro e della formazione.

Come per la rana che immersa nella pentola d’acqua fredda si adatta a temperature sempre più alte fino a rimanere bollita senza cercare di fuggire, spesso aziende e lavoratori hanno l’illusione che il bagaglio di conoscenze acquisito possa durare, con poche variazioni, per l’intera vita lavorativa. Si tratta di un’idea tramandata dalla generazione dei baby boomers, vissuti in una situazione relativamente stabile.

Da tale convinzione deriva spesso l’uso parsimonioso che molte azienda hanno fatto e fanno dell’attività formativa. Questo contesto, ancora molto diffuso, pone così le funzioni di formazione aziendale in un ruolo limitato e marginale. La formazione appare infatti un mero supporto per adeguare i mestieri aziendali ai cambiamenti dei processi operativi.

Questo modello può funzionare, ma solo a patto che:

  • la stabilità relativa della mansione non sia messa in discussione
  • il mestiere permanga in una logica di lenta evoluzione e non siano rivoluzionati i principi sui quali si fonda;
  • l’operatore non venga sostituito in parte da processi automatici o semiautomatici che ne sconvolgano concettualmente l’operatività.

Si tratta, tuttavia, di ipotesi lontane dalla realtà.

La formazione nell’epoca della Quarta rivoluzione industriale

In un mondo del lavoro in continua evoluzione, è essenziale tenere a mente il principio della rana bollita. Per le aziende sarà infatti fondamentale saper anticipare i processi formativi prima che sia divenuto indispensabile l’impiego delle competenze stesse.
Gli stessi mestieri aziendali, infatti, saranno caratterizzati da una minore stabilità temporale rispetto al passato. Ecco perché le trasformazioni dovute alla Quarta rivoluzione industriale impongono un forte e veloce rinnovamento delle politiche formative.

Non si tratta solo di saper anticipare i processi formativi: occorrerà infatti adeguare contenuti, metodi e tecniche formative alla tipologia di competenze richieste.

Non è detto, infatti, che il comodo meccanismo della formalizzazione dei contenuti e della loro erogazione in aula sia l’approccio migliore per ottenere gli esiti sperati. Quando si lavora per risultati attesi, per esempio, le competenze fondamentali richieste hanno a che fare con il carattere o con l’intuito personale che entrano in gioco nella soluzione di problemi che l’individuo deve affrontare in modo del tutto originale. Più sono complesse le sfide che una persona deve affrontare, meno è possibile definire e descrivere uno standard di contenuti formativi.

Siamo dunque lontani da quella formazione che veniva erogata in passato, in cui il presupposto fondamentale era la stabilità dei ruoli e delle funzioni. Oggi i mestieri aziendali sono in continua evoluzione, proprio in funzione delle accelerazioni imposte dalla trasformazione digitale. L’obiettivo di chi si occupa di capitale umano è allora facilitare la crescita della persona, più che trasferire passivamente il mestiere.

Ecco perché nel nuovo mondo del lavoro, conviene investire sulle persone in quanto tali, su metodi più che su contenuti, sullo sviluppo cognitivo ed emotivo più che sui modelli comportamentali. A differenza di quanto abbiamo fatto in passato, conviene fare investimenti formativi di lunghissimo periodo perché la velocità di cambiamento dei metodi produttivi finirà per svantaggiare la formazione di tipo specialistico.

Il lifelong learning

Siamo di fronte al concetto di lifelong learning o, se si preferisce, apprendimento permanente. Con questo termine, facciamo riferimento a tutte le attività che in qualsiasi momento della vita migliorano le conoscenze, le capacità e le competenze delle persone in una prospettiva personale, civica, sociale e
occupazionale. Non si tratta di apprendere un mestiere e di diventare sempre più bravi, ma di possedere caratteristiche che consentano di sviluppare competenze diverse in tempi diversi. Dovremo essere strane cellule aziendali in grado di specializzarsi e al contempo di regredire allo stato iniziale per riconvertirsi in qualcosa d’altro.

Dobbiamo, in conclusione, riflettere sul principio della rana bollita per sfuggire alla tentazione dell’animale, che si adatta passivamente all’acqua calda senza comprendere il pericolo che ha di fronte. I cambiamenti determinati dall’evoluzione tecnologica impongono continui processi di aggiornamento, pena l’esclusione dal mercato di lavoratori e di intere aziende. L’investimento sul capitale umano appare infatti l’unica vera strategia di successo in grado di generare valore e crescita, e continuare ad adattarsi passivamente al presente può rivelarsi pericoloso.