Professione andragogo: Mezirow consiglia qualche regola pratica per i formatori

Recentemente abbiamo presentato Malcom Knowles e i suoi assunti sull’apprendimento in età adulta (chi volesse approfondire, trova l’intervento qui). Restando sempre nel filone della ricerca sull’andragogia, oggi invece ricordiamo il sociologo statunitense Jack Mezirow, celebre per le sue ricerche sull’apprendimento trasformativo.

Nelle sue teorie Mezirow sostiene che l’apprendimento trasformativo sia un processo continuo che ha origine da schemi preesistenti che il discente mette in dubbio adattandoli alla nuova situazione. La valutazione critica comporta una trasformazione delle prospettive di significato e di conseguenza un cambiamento dei sistemi di riferimento dell’individuo. Un apprendimento che dunque si evolve e genera un cambiamento nell’individuo stesso.

Il dilemma disorientante dell’apprendimento

Il processo di trasformazione ha inizio nel momento in cui il discente adulto si accorge che, per una serie di concause, c’è qualcosa di diverso nel suo approccio o nel suo punto di vista. Magari ha migliorato le sue competenze a riguardo, ha fatto esperienze diverse, o ha semplicemente cambiato idea. Di fatto però si accorge che la nuova metodologia o il nuovo criterio funzionano meglio di quelli vecchi. La realizzazione porta a un momento di confusione, ma i sentimenti negativi che ne scaturiscono vengono placati valutando criticamente ciò che prima si dava per certo.

L’accettazione che gli assunti non erano poi così assoluti e che non si è soli nell’affrontarne i disagi sprona alla reazione, all’esplorazione di nuovi ruoli, nuove esperienze e nuove relazioni. La trasformazione è in atto e si concretizza nella pianificazione del corso d’azione e nell’acquisizione delle competenze necessarie per la sua realizzazione. Dopo una fase di sperimentazione provvisoria il discente diventa padrone dei nuovi ruoli, delle nuove relazioni e della nuova prospettiva. Giunto fin qui, l’individuo trasformato può infine reintegrare la sua vita sulla base delle rinnovate condizioni.

Apprendimento trasformativo e andragogia

L’apprendimento trasformativo descrive il processo di superamento di un momento critico in cui un adulto è costretto ad affrontare le proprie paure e incertezze. Confrontandole e superandole l’individuo si “trasforma” in una persona nuova e più consapevole. Ad affiancarci in questo faticoso processo subentra l’andragogia, la disciplina che studia l’apprendimento in età adulta. Per dirla come lo stesso Mezirow, l’andragogia è «uno sforzo organizzato e prolungato, finalizzato ad assistere gli adulti nell’apprendimento, con delle modalità che esaltino la loro capacità di operare come discenti autodiretti».

Da ormai decenni l’andragogia è riconosciuta come uno strumento chiave per docenti e formatori e in generale per chi si occupa di formazione professionale.  Questo perché le logiche dell’apprendimento degli adulti sono complesse e non sono governate da regole assolute, motivo per cui le classiche metodologie di insegnamento risultano spesso meno efficaci. Come Dewey e Knowles prima di lui, anche Mezirow si interfacciò con questa problematica. Lo studioso arrivò alla conclusione che la trasformazione delle prospettive di significato serbasse un grande potenziale inespresso, il cui limite erano per l’appunto i metodi di insegnamento e i sistemi di valutazione del lavoro.

Dalla teoria alla pratica: gli obiettivi che il professionista andragogo deve perseguire

Lo studioso elaborò dunque una serie di punti per aiutare il professionista andragogo nel suo affiancamento al discente. Queste linee guida possono essere di supporto ancora oggi per chi si occupa di formazione professionale o in generale di apprendimento in età adulta, motivo per cui le presentiamo qui sotto forma di brevi consigli pratici:

  • Ridurre progressivamente la dipendenza del discente dall’educatore;
  • Aiutare il discente a capire come usare le risorse di apprendimento, specie l’esperienza degli altri (compreso l’educatore). Da qui avviare delle relazioni finalizzate all’apprendimento reciproco;
  • Assistere il discente nella definizione dei suoi bisogni di apprendimento, in termini di consapevolezza immediata e di comprensione degli assunti culturali e psicologici;
  • Incentivare ad una maggiore responsabilità nella definizione degli obiettivi di apprendimento, nella pianificazione del suo programma di apprendimento e nella valutazione dei progressi compiuti;
  • Aiutare il discente a organizzare quello che si deve imparare in relazione ai suoi problemi, alle sue preoccupazioni ai suoi attuali livelli di apprendimento;
  • Promuovere la decisionalità del discente, mettendolo alla prova con esperienze di apprendimento che gli richiedano di fare delle scelte e di immedesimarsi in altre prospettive.
  • Incoraggiare l’uso di criteri di valutazione sempre più inclusivi, autoriflessivi, differenzianti sul piano della consapevolezza e integrativi dell’esperienza;
  • Promuovere un approccio autocorrettivo e riflessivo
  • Facilitare la formulazione e la soluzione dei problemi e il riconoscimento della relazione tra problemi personali e problematiche pubbliche;
  • Rinforzare il concetto del Sé. Assicurare al discente una progressiva autonomia operativa e un clima positivo mediante feedback ed evitando il giudizio competitivo sulla performance;
  • Enfatizzare dei metodi didattici esperienziali, partecipativi e proiettivi, e usare – quando il caso lo richiede – la modellizzazione e i contratti di apprendimento;
  • Assumere un approccio etico che aiuti il discente a fare una scelta senza indurlo a seguire una determinata strada.

 

Laura Garozzo e Angelo Pasquarella – Projectland