Garri Kasparov vs Deep Blue

Il famoso campione di scacchi Garri Kasparov è stato protagonista di numerose sfide contro giocatori umani e computer. La sua sconfitta in sole 19 mosse a opera di Deep Blue nel 1997 segnò una svolta nella storia, ma fu soltanto l’inizio. Deep Blue era infatti un prodotto della tecnologia precedente, capace «solo» di calcolare 200 milioni di posizioni sulla scacchiera al secondo.

Garri Kasparov Deep Blue

Nel 2010, Kasparov commentò il risultato di un torneo di scacchi svoltosi nel 2005. I partecipanti erano persone, computer e persone equipaggiate con strumenti informatici liberamente scelti. Kasparov dichiarò che i computer vincevano regolarmente contro gli esseri umani, ma le squadre di esseri umani che avevano strumenti informatici, anche non complessi, superavano sempre i computer più potenti. Secondo il campione, «la guida strategica umana unita all’acume tattico di un computer era imbattibile». I primi classificati furono una coppia di scacchisti dilettanti americani che usavano tre computer insieme. I grandi maestri di scacchi – che partecipavano con o senza computer – risultarono quindi sconfitti da dilettanti abili nell’utilizzo dei computer, peraltro neppure potenti. Concluse lo scacchista: «Umano scarso + macchina + elaborazione migliore si è rivelato superiore al computer potente da solo e, ancor più interessante, alla combinazione umano forte + macchina + elaborazione inferiore».

Forse questa storia è la cifra della Quarta rivoluzione industriale: un apporto sempre maggiore delle macchine in funzione «tattica» e un ruolo prevalente dell’uomo in funzione di «guida strategica».

Nel febbraio 2020, lo stesso Kasparov ha ripreso la questione definendosi «il primo lavoratore della conoscenza il cui lavoro è stato minacciato da una macchina». Invitato a dire la sua sulla diffusa preoccupazione di perdere il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale, il giocatore ha riaffermato  la necessità di combinare le caratteristiche di creatività umane con l’apporto delle macchine.

Garri Kasparov vs Deep Blue: cosa possiamo dedurre da questa storia?

Se molte competenze e abilità spariranno, dovremo sviluppare allora quelle più tipiche degli esseri umani, per poi integrarle con gli apporti delle macchine. Dobbiamo essere pronti a adattarci a nuovi contesti. Le imprese hanno bisogno di radicare al loro interno, a tutti i livelli, una cultura della flessibilità, della diversità e della disponibilità al cambiamento, favorendo la ricollocazione delle risorse interne. Se la tecnologia non ucciderà il lavoro umano, sicuramente lo trasformerà fino a cambiarne la natura in alcuni casi. Spetta a noi saper cogliere le possibili evoluzioni e individuare le competenze che, con maggiori probabilità, saranno richieste. La velocità dei cambiamenti impone infatti di anticipare i tempi per formarci e dare valore alla nostra professionalità nei nuovi contesti.

La tecnologia e le organizzazioni sono create, sostenute e rese vitali dalle persone. Ecco perché la formazione e l’adeguamento tecnologico del capitale umano sono fondamentali affinché il cambiamento assuma l’aspetto necessario e desiderato. Senza competenze idonee, come potrà essere efficiente il sistema? Come potranno essere sfruttate le opportunità che arrivano dalla tecnologia? Nella sfida alla competitività, vincerà chi sarà il più veloce a possedere la tecnologia migliore? Oppure chi investirà nelle persone per utilizzare nel migliore dei modi la tecnologia posseduta?

A nostro parere, Il vincitore sarà colui che saprà sviluppare la «combinazione» di tecnologia e persone. In altre parole, si troverà in vantaggio chi investirà nei lavoratori, creando le condizioni perché questi sfruttino al 100% le opportunità offerte dalla tecnologia. Il valore di una tecnologia dipende infatti dalla capacità di sfruttarne tutte le potenzialità, non dalla sua potenza in assoluto.

 

Dal libro di A. Pasquarella e L. Garozzo, «Competenze e Formazione 4.0»