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Tratto da QUOTIDIANO NAZIONALE del 11 luglio 2012

DOBBIAMO domandarci se i recenti accordi europei possono avere reale efficacia a fronteggiare il problema del debito sovrano e quello della instabilità e insolvenza del sistema bancario e se, inoltre, possono essere interpretati come un passaggio fondamentale per il consolidamento dell’euro e per la creazione di una unità economica e politica nel futuro prossimo.

Certamente le intese rispondono a una crescente coscienza della gravità della situazione che può avere effetti anche sui Paesi con una posizione fiscale e finanziaria più stabile ed equilibrata, nonostante questi stessi Paesi mostrino ritrosia e diffidenza verso una maggiore integrazione monetaria e finanziaria e un consistente impegno a favore dei Paesi più in difficoltà, ritenuti incapaci di avviare e consolidare un percorso virtuoso di finanza pubblica e di crescita economica.

In questo contesto rimane ancora incerta la posizione che la Germania intenderà sostenere in futuro, al di là delle recenti aperture che appaiono come un segnale di attenzione e di disponibilità verso i nuovi leader di governo di Francia, Italia e Spagna.

I RECENTI accordi per la riduzione degli spread e per una vigilanza bancaria europea hanno una natura ancora contingente e sono dettati dall’urgenza di ridurre i tassi d’interesse dei debiti sovrani con effetti benefici sulle finanze pubbliche e sulle possibilità di un rilancio economico, premesse per una auspicabile maggiore integrazione monetaria e di politica economica. Perché si possa ritenere di invertire l’andamento dei tassi di interesse sovrani, oltre ad una maggiore dotazione di fondi, le misure concordate dovrebbero avere natura più strutturale in modo da rompere il circolo vizioso che lega la crisi del debito pubblico a quella del sistema bancario con la conseguenza di ridurre la liquidità per imprese e famiglie, deprimendo l’andamento economico generale.

Nell’attuale contesto, ogni avanzamento delle politiche di governo europeo potrebbe rivelarsi insufficiente finché non si riuscirà a riportare in ordine l’elemento di maggiore instabilità, ossia un sistema bancario dominato da istituti con dimensioni ed operatività fuori da efficaci controlli, e con attività in contrasto con l’interesse generale e a servizio solo di una oligarchia di manager autorefenziata, che ha prodotto risultati negativi per i propri azionisti e per le finanze dei propri Paesi.

 

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