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Intervista di Paolo Duranti ad Angelo Pasquarella

pubblicata su mlmagazine.it

Professor Pasquarella, ci illustra il concetto? “Esiste in molti di noi una sorta di paradigma attraverso il quale si ritiene che più tempo ci si mette e più un problema è difficile oppure meglio viene svolto. Questa convinzione è derivata dal fatto che siamo abituati a trattare con lo svolgimento di compiti pre-definiti e abbastanza semplici (ai miei tempi si diceva “occorre far andare le mani”), per i quali la regola è assolutamente valida: più tempo impiego e più compito svolgo.

Non è invece così per il lavoro intellettuale. Se devo ad esempio risolvere un problema conteranno più che il tempo la mia competenza e la mia capacità di inventarmi dei metodi, dei modelli, degli strumenti per risolverlo”. Quindi consiglia di abbandonare il fattore “tempo” come punto di riferimento? “Avere come riferimento il tempo significa accettare concetti come: “Più tempo impieghi e più è difficile il compito”. Questo messaggio viene letto così. “Più tempo impiego e più viene valorizzato il mio lavoro”, oppure “Che lavoro difficile e complesso sto facendo, la mia competenza non ha prezzo”. E di conseguenza: ”Più si è incompetenti e più si vale”. La mentalità che ne consegue disincentiva l’operatore a migliorare sè stesso, a trovare nuovi metodi che rendano più celere o efficiente l’attività (non dimentichiamo che il processo intellettuale non è industrialmente predefinito ma determinato dall’operatore) e, nel lungo periodo, rende questo operatore improduttivo. La colpa di ogni inefficienza sarà attribuita al tempo, sempre troppo poco rispetto alle cose da fare. La soluzione che automaticamente affiora è che occorrono più persone che, una volta assunte, non potranno che aumentare l’inefficienza dell’ufficio”. Secondo Lei qual’è la soluzione? “L’unica soluzione è invece quella di premiare la competenza, invogliando ognuno ad essere più efficiente e dimostrando che il risultato dell’efficienza va anche a suo beneficio. Vi debbono infatti essere precisi interessi, stimoli ed incentivi al miglioramento che impongono lo sganciamento dalla trappola temporale. Alcune aziende finiscono con il concordare con i propri dipendenti il tempo per il raggiungimento di un determinato risultato atteso. L’efficienza in questo caso va anche a vantaggio del dipendente che potrà impiegare l’eventuale tempo che gli avanza in attività o progetti che lo interessano. Qualche volta avremo la sensazione, collaborando con persone particolarmente competenti, di aver pagato molto la soluzione di un problema, rispetto al tempo impiegato. Parafrasando però la frase di un preside di Harvard sull’educazione, dovremmo ricordare a noi stessi: “Se pensate che la competenza sia costosa, dovreste provare l’incompetenza” (la frase originale attribuita al Rettore di Harvard, Derek Bok, è la seguente: “If you think education is expensive, try ignorance”). Questa osservazione è valida a prescindere dal tipo di inquadramento (dipendente, collaboratore, professionista, azienda). Si può infatti sostenere che il compenso della nostra competenza sia realmente sempre il tempo e cioè letteralmente la vita di ciascuno di noi. Il professionista potrà investire il valore tempo derivante dalla sua competenza per altri clienti o per sè stesso, al dipendente sarà dato il vantaggio di portare avanti le idee in cui crede. Ma – statene certi – il più delle volte, questo dipendente si occuperà di progetti che riguardano il miglioramento dell’impresa.