I compiti più esecutivi e meccanici vengono eliminati o sostituiti dalle macchine. Da ogni collaboratore si richiedono competenze più sofisticate. Quelle che erano una volta competenze destinate esclusivamente a coordinatori o responsabili (competenze che venivano chiamate manageriali) divengono competenze elementari, da implementare a livello di massa.

Il contatto con il cliente (sia interno che esterno), infatti, e la capacità di rapportarsi con lui presuppone capacità di gestione della relazione a un ottimo livello. Come pensare poi che sia possibile lavorare in gruppo senza conoscere ed essere attenti alle relative dinamiche? Se, sempre più spesso, il lavoro consiste nel risolvere grandi o piccoli problemi del cliente indirizzandolo verso soluzioni ottimali, non sono indispensabili conoscenze dei metodi di problem solving e decision making? Le tecniche di lavoro per progetti dovranno poi essere possedute (in modo più o meno elementare) da un sempre maggior numero di persone non solamente perché capiterà più spesso di partecipare a nuove iniziative, ma anche perché il nostro stesso lavoro, in prospettiva, dovrà tener conto di più frequenti trasformazioni.

Da qui, oltre a quelle professionali, nasce l’importanza delle competenze personali e di una loro diffusione massiva in tutta l’impresa.

L’organizzazione poi ha subito grandi evoluzioni: non appare più un insieme di persone che lavorano a testa bassa, chine sul proprio singolo compito (come forse un tempo), ma un insieme di gruppi che mettono in comune esperienze diversificate, che risolvono insieme problemi ed insieme realizzano progetti. Per essere efficaci queste persone non mettono in gioco solo competenza e capacità razionali, ma attingono per giunta anche alla loro emotività positiva per dare ed ottenere dagli altri il
massimo contributo possibile. Per questo abbiamo organizzato le competenze personali in tre aree: quella delle tematiche che fanno capo alla comunicazione (ricomprendendo le specifiche tecniche che si basano su di essa per ottenere altri precisi risultati es. negoziazione), l’ambito delle abilità collegate alla produttività personale e in particolare quelle che oggi vengono richieste non solamente ai capi, come avveniva un tempo, ma ad ogni operatore, come la capacità di partecipare ad un progetto, la necessità di fare delle proposte al capo, le tecniche di analisi e di decisione, ecc. In particolare però la nostra attenzione si è rivolta all’intelligenza emotiva. Per raggiungere risultati sempre più ambiziosi non basta infatti mettere in campo le proprie competenze e la propria razionalità. Serve anche coinvolgere colleghi e sottoposti con spirito positivo e voglia di superare gli ostacoli. E’ utile attingere a nuove energie, a quel grande bagaglio di forza interiore che ciascuno di noi possiede e che spesso, anche per mancata motivazione o per pudore, non attiva: la propria sfera emozionale.

L’area dell’intelligenza emotiva l’abbiamo trattata con tre specifiche metodologie, le prime due classiche e la terza mediante formazione concreta. Le prime due infatti possono essere trattate sia in aula che in esperienze rivolte a gruppi più estesi, in ambito cioè teatrale.
La terza va dai piccolo gruppi ai microgruppi all’intervento individuale.