I Fondi Interprofessionali

 Cosa sono?

I Fondi Paritetici Interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa, promossi dalle organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e dei sindacati attraverso specifici Accordi Interconfederali1. Tali Fondi finanziano piani formativi individuali, aziendali, settoriali e territoriali che le imprese possono realizzare per i propri dipendenti e per i dirigenti in varie forme. Il meccanism

PIANIFORMATIVI

o di finanziamento si fonda sulla destinazione volontaria da parte delle imprese di una quota di contributi all’INPS (cd. 0,30%) che vengono destinati alla formazione presso un Fondo indicato dall’impresa stessa. Fondi di analoga natura sono presenti in altri paesi europei già da alcuni decenni. Nel nostro paese ne sono stati ad oggi costituiti ventuno.
I Fondi Interprofessionali si ispirano al principio di bilateralità e per questa ragione gli organi istituzionali di ogni fondo sono pariteticamente composti da rappresentanti dei datori di lavoro e delle OO.SS. ed i piani formativi sono soggetti alla condivisione preliminare tra aziende e sindacati, nelle forme stabilite da ciascun fondo.
Ogni fondo può adottare, nel rispetto della normativa vigente, comunitaria e nazionale2, proprie regole per l’assegnazione delle risorse, il monitoraggio e la rendicontazione.

1Art.118 della legge 388/2000 (legge finanziaria 2001), integrata dalla legge 289/2002
2Una parte significativa delle disposizioni riguardanti i Fondi Interprofessionali deriva dall’INPS.

Come si aderisce?

L’adesione è gratuita e si effettua attraverso la denuncia contributiva all’INPS che tutte le imprese sono tenute ad effettuare mensilmente (flusso Uniemens). Ad ogni fondo è attribuito un codice di quattro lettere che la singola impresa può utilizzare per formalizzare l’adesione che decorre dal mese di competenza della denuncia contributiva aziendale (ex DM10/2)3.
Ogni impresa può aderire al Fondo Paritetico Interprofessionale che preferisce e l’adesione può riguardare un solo fondo per i dipendenti ed un solo fondo per i dirigenti. Esistono fondi, tuttavia, che finanziano contestualmente la formazione dei dipendenti e quella dei dirigenti. Nella scelta del fondo, è consigliabile valutare preliminarmente che il sistema di regole e di assegnazione delle risorse sia in linea con le esigenze dell’azienda in tema di formazione.

3Circolare INPS n.107 del primo ottobre 2009.

Come vengono assegnate le risorse?

L’assegnazione delle risorse avviene, in genere, attraverso due principali modalità: una che possiamo definire “competitiva” e l’altra “automatica”. La prima è quella che prevede la pubblicazione di bandi (definiti anche avvisi o inviti) e che prevede che il riconoscimento del finanziamento avvenga sulla base di un iter di valutazione che può fondarsi su parametri di varia natura4 e richiedere processi valutativi specifici. La modalità che abbiamo definito “automatica”, invece, è quella del cosiddetto conto formazione, ossia un contro virtuale sul quale confluisce quota parte dello 0,30%5 che l’impresa versa all’INPS e che può essere gestito in un arco di tempo stabilito6 per finanziare la formazione. Rispetto ai bandi, il conto formazione prevede che l’impresa possa accedere alle risorse in qualsiasi momento e con modalità più agili. In alcuni casi è anche prevista la possibilità di costituire conti aggregati, ovvero conti formazione su cui confluiscono le risorse di più imprese7. Alcuni fondi adottano entrambe le modalità mentre altri hanno mantenuto il solo sistema dei bandi.

4Può trattarsi di criteri qualitativi e/quantitativi di volta in volta resi noti.
5Gran parte dei fondi che prevedono il conto formazione, riconoscono ormai alle imprese iscritte l’80% dello 0,30% versato all’INPS. La parte rimanente viene utilizzata per finanziare i bandi.
6Scaduto il termine, le risorse del conto dell’azienda vengono utilizzate per finanziare i bandi previsti dal Fondo.
7In genere, il conto aggregato risponde alla necessità di favorire il finanziamento di piani formativi di aziende con organici ridotti che, utilizzando soltanto le proprie risorse, potrebbero finanziare solo in minima parte la loro formazione.

Qual è la natura delle risorse?

Sulla natura pubblica o privata delle risorse dei Fondi Interprofessionali si è parecchio discusso dalla data della loro costituzione ad oggi. Al momento, secondo quanto disposto dal Consiglio di Stato, “tanto l’origine, quanto la destinazione dei finanziamenti sono di natura privata, e sarebbe una palese forzatura inferire dal meccanismo di prelievo e dalle finalità di generica rilevanza pubblica degli stessi la loro natura di contributi a carico delle finanze pubbliche”8

8Affare 01095 del 14 dicembre 2011.

Le attività di Projectland sui Fondi Interprofessionali

Projectland è una società certificata in base alla norma UNI EN ISO 9001:2008 per i settori EA 35 (consulenza) ed EA 37 (istruzione e formazione). I nostri consulenti hanno maturato una esperienza significativa nella consulenza per l’accesso e la gestione di risorse messe a disposizione dai Fondi Interprofessionali. Abbiamo gestito centinaia di piani formativi per aziende appartenenti a vari settori, utilizzando modelli organizzativi che consentono di esternalizzare, in tutto o in parte, e in modo personalizzato le attività tipicamente connesse con i finanziamenti.

Le attività che mettiamo a disposizione delle Imprese Clienti sono:
- Scouting delle opportunità di finanziamento
- Analisi delle esigenze formative
- Progettazione tecnica del piano formativo
- Progettazione didattica
- Coordinamento e tutoraggio organizzativo
- Segreteria didattica e organizzativa
- Docenza
- Monitoraggio fisico e finanziario
- Rendicontazione

In linea con le più attuali tendenze e con la rischiosità connessa con la gestione dei finanziamenti, i nostri modelli di intervento si fondano su tecniche di risk management volte ad anticipare e prevenire situazioni critiche che possano portare alla decurtazione di risorse in fase di rendicontazione.

Alle aziende che non aderiscono ancora ad un Fondo o che intendono cambiarlo, offriamo:
- Analisi preliminare circa il fabbisogno annuale di risorse
- Analisi preliminare sulle linee di finanziamento e le modalità di assegnazione più in linea con le esigenze aziendali
- Analisi comparativa su una short list di Fondi potenzialmente interessanti
- Supporto per l’adesione e per l’eventuale “portabilità” di risorse9

9In base alla Circolare INPS n. 107 del primo ottobre 2009, ogni Impresa ha la possibilità di trasferire ad un nuovo Fondo il 70% del totale delle somme confluite nel triennio antecedente al Fondo in precedenza scelto, al netto dell'ammontare eventualmente già utilizzato per il finanziamento dei propri piani formativi.
Detta possibilità trova, tuttavia, le seguenti limitazioni di legge:
- il trasferimento delle risorse non può riguardare le aziende che, in ciascuno dei tre anni precedenti, rispondono alla definizione comunitaria di micro e piccole imprese di cui alla raccomandazione dell'Unione Europea n. 2003/361/CE4;
- l'importo da trasferire deve essere almeno pari a 3.000 €; le quote oggetto di trasferimento non possono essere riferite a periodi antecedenti al 1° gennaio 2009.

 

 

PIANIFORMATIVI

Oggi più che il miglioramento continuo dei processi aziendali si pone al centro dei processi di riorganizzazione aziendale. Accresciute tensioni sul fronte competitivo, una clientela sempre più “demanding” e nuove formule distributive producono trasformazioni costanti alle quali le aziende sono chiamate a rispondere.


In questo contesto, assumono rilevanza le attività di Business Process Management (BPM), ossia le attività volte a rendere i processi aziendali più efficienti ed efficaci, includendo anche le possibilità di revisioni totali o parziali di processo in un’ottica di Business Process Reengineering (BPR) e ciò al fine di ripensare i processi accogliendo innovazioni in termini di canali distributivi, di prodotto e di tecnologia.


Modello Proejctland


Alla base del BPM vi è una visione dell’impresa organizzata da un insieme di processi  in continua evoluzione i cui output sono i servizi/prodotti da erogare a un cliente, interno o esterno, all’azienda stessa.
In questo ambito, l’attività di BPM  è volta a:

  1. considerare tutti i processi aziendali (sia di Business che di Supporto), garantendo una copertura “completa” sull’universo dei processi aziendali;
  2. esaminare ogni processo secondo un livello di “granularità” tale da descrivere ogni singola attività operativa identificandone Owner, Input, Output, KPI e SLA

Ciò, fornendo particolare attenzione al contesto in cui opera l’azienda e alle sue caratteristiche specifiche – tipologia di clientela (B2B o B2C), canale di vendita (distributori, rete commerciale, online etc..), tipologia di prodotti (standard, tailor-made o mix di entrambi).

Su queste premesse, il modello Projectland di BPM si suddivide in sei fasi:

  1. Raccolta dei dati e delle informazioni esistenti sui processi aziendali
  2. Formalizzazione dei processi in forma “AS IS”
  3. Definizione delle open issue – ossia delle criticità di processo
  4. Condivisione manageriale – volta alla validazione dei processi in modalità “AS IS” e alla condivisione delle ipotesi di soluzione delle criticità rilevate
  5. Formalizzazione dei processi in forma “TO BE”
  6. Condivisione operativa  e certificazione delle competenze – condivisione dei processi in forma “TO BE” a livello aziendale con conseguente certificazione delle competenze

Il modello si caratterizza per la presenza di una forte componente formativa e non poteva essere altrimenti operando Projectland come società di consulenza e formazione. Nel nostro caso, tuttavia, preferiamo parlare di formazione concreta, intendendo in questo senso la formazione come veicolo che integra risultati aziendali con risultati di tipo didattico.


Le attività di analisi e di formalizzazione dei processi sono svolta insieme alle risorse operative dell’azienda, così come la definizione delle open issue e delle soluzioni da implementare per correggere le criticità rilevate. Questo approccio permette, in un’ottica bottom-up, di mappare i processi per come sono veramente operativi in azienda e allo stesso tempo di trovare soluzioni efficacemente applicabili alle criticità rilevate.